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Game Of Thrones 7, il dietro le quinte di The Spoils of War

Un video racconta il gli ultimi 10 minuti del quarto episodio della settima stagione.

Con il quarto episodio di Game of Thrones è finalmente arrivata la prima grande battaglia (fatta forse eccezione per quella tra il Greyjoy della première), infatti le precedenti si sono svolte senza farle vedere a noi comuni mortali che abbiamo visto solo il finale con la presa di Castel Granito e la fine di House Tyrrel con la conquista di Alto Giardino da parte di Jaime Lannister.

Poco dopo aver trasmesso in TV l’episodio della battaglia, HBO ha messo su YouTube un video di oltre dieci minuti in cui gli ideatori della serie, gli attori e i vari professionisti che hanno lavorato all’episodio parlano dei circa dieci minuti della battaglia, raccontando dettagli e curiosità da dietro le quinte.

Il video inizia con Bernie Caulfield, la produttrice esecutiva della serie, che ricorda il momento in cui, vedendo che avrebbero dovuto girare la battaglia pensò: «È più grande di BOB» (scopriamo poco dopo che è il nomignolo che quelli che lavorano a Game of Thrones hanno dato alla Battaglia dei Bastardi, cioè Battle Of the Bastards). Poco dopo David Benioff dice, con buona sintesi, che è una battaglia un po’ da western (i Dothraki son gli indiani), solo che c’è di mezzo un drago. D. B. Weiss, l’altro creatore della serie, dice che per lui è stato «come un viaggio nel tempo», perché bisognava chiedersi «cosa sarebbe successo se qualcuno avesse avuto un F-16 in una battaglia medievale?»

Matt Shakman, il regista dell’episodio, ha spiegato che in battaglie così caotiche serve concentrarsi su un punto di vista, su qualcuno con cui il pubblico si possa immedesimare. Ha detto di aver scelto quello di Jaime. Weiss ha aggiunto però che il personaggio che prova i sentimenti più contrastanti è Tyrion, che vede tutto dall’alto e non ha ben chiaro per chi tifare. Peter Dinklage, che Tyrion lo interpreta, ha detto: «Ogni parte di lui vorrebbe poter intercedere, ma non può. La speranza, ha detto Bryan Cogman, uno dei co-produttori, è far sì che lo spettatore non sappia bene per chi tifare. Che dopo sette stagioni è un ottimo traguardo da raggiungere».

 

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